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Concorrenza sleale e sviamento di clientela: cos’è e come difendersi

News

Un ex dipendente apre un’attività nello stesso settore e, nel giro di pochi mesi, alcuni clienti storici smettono di ordinare. Un concorrente fa girare voci sulla tua solidità finanziaria e intanto offre condizioni migliori ai tuoi clienti. Sono i casi più comuni di sviamento di clientela. Non sempre però sono illeciti: la legge protegge la libera concorrenza, e perdere clienti a favore di qualcuno più bravo non dà diritto a nulla. Lo sviamento diventa concorrenza sleale quando i clienti vengono portati via con mezzi scorretti.

In questa guida vediamo quando lo sviamento è illecito, quali prove servono, cosa può fare l’azienda e come lavora un investigatore in questi casi.

Cos’è lo sviamento di clientela

Lo sviamento di clientela è l’insieme dei comportamenti con cui un’impresa convince i clienti di un concorrente a passare dalla sua parte. Di per sé è normale: è quello che fa qualunque azienda che cerca nuovi clienti. Diventa un problema giuridico quando avviene con strumenti che la legge considera scorretti, come l’uso di informazioni riservate sottratte al concorrente, la denigrazione o la confusione tra i due marchi.

Quando lo sviamento è concorrenza sleale: l’art. 2598 c.c.

La norma di riferimento è l’art. 2598 del codice civile. Elenca tre gruppi di atti di concorrenza sleale.

1. Atti di confusione

Usare nomi o segni distintivi che si confondono con quelli del concorrente, o imitare in modo servile i suoi prodotti, così che il cliente creda di comprare dall’uno mentre compra dall’altro.

2. Denigrazione e appropriazione di pregi

Diffondere notizie e giudizi sui prodotti o sull’attività del concorrente che ne screditano l’immagine, oppure attribuirsi i pregi dei suoi prodotti o della sua azienda.

3. Ogni altro mezzo contrario alla correttezza professionale

È la categoria più ampia ed è quella in cui ricade di solito lo sviamento: l’uso di elenchi clienti e listini sottratti, lo storno di dipendenti fatto per disgregare l’azienda concorrente, lo sfruttamento di informazioni riservate.

Perché si applichi l’art. 2598 serve un rapporto di concorrenza: le due imprese devono rivolgersi, almeno in parte, alla stessa clientela. Il rapporto può essere anche solo potenziale, come accade quando un ex dipendente sta avviando l’attività.

Le forme più frequenti di sviamento

L’ex dipendente che porta via i clienti

Durante il rapporto di lavoro il dipendente ha un obbligo di fedeltà (art. 2105 c.c.): non può trattare affari in concorrenza con il datore né divulgare notizie riservate. Dopo la fine del rapporto è libero di lavorare nello stesso settore, a meno che non abbia firmato un patto di non concorrenza (art. 2125 c.c.). Contattare i vecchi clienti non è vietato in sé; lo diventa se usa elenchi, prezzi e informazioni che ha portato via dall’azienda.

Lo storno di dipendenti

Assumere personale di un concorrente è lecito. È sleale quando lo si fa in modo mirato per svuotare l’altra azienda, per esempio prendendo in blocco una squadra commerciale insieme ai suoi clienti.

L’uso di segreti commerciali

Elenchi clienti con condizioni e scadenze, listini riservati, offerte in corso: quando hanno valore economico e l’azienda li protegge, sono segreti commerciali tutelati anche dal Codice della proprietà industriale (artt. 98 e 99). La loro rivelazione può essere anche reato (art. 623 c.p.).

La denigrazione presso i clienti

Voci su ritardi nei pagamenti, crisi, problemi di qualità: messe in giro di proposito per spingere i clienti a cambiare fornitore.

Il socio che lavora per sé

Un socio che sposta clienti verso una società sua o di parenti. Su questo caso c’è una pagina dedicata alle indagini sul socio infedele.

Quali prove servono

Chi agisce per concorrenza sleale deve dimostrare i fatti. Il giudice non si accontenta della perdita di clienti: vuole vedere come è avvenuta. Le prove che contano di più sono queste.

Chi c’è dietro l’impresa concorrente

Visure camerali, soci, amministratori, sedi e date di apertura. Spesso la società concorrente è intestata a un parente o a un prestanome di chi ha lasciato l’azienda. Su questo lavoro si basano le nostre indagini commerciali.

I contatti con i clienti

Visite presso i clienti, incontri, presentazioni di offerte. Si documentano con l’osservazione in luoghi pubblici e con le dichiarazioni dei clienti disposti a testimoniare.

Le offerte e i listini

Offerte che riprendono prezzi, condizioni o documenti dell’azienda. Un acquisto di prova fatto da un incaricato permette di vedere cosa viene proposto ai clienti.

Le informazioni portate via

Copie di file, esportazioni dal gestionale, invii di documenti a indirizzi personali. Su questo punto lavora l’azienda con il suo consulente informatico e il legale, nel rispetto delle regole sul controllo dei dipendenti.

Cosa può fare l’azienda

La diffida

È una lettera dell’avvocato che contesta i fatti e chiede di interromperli. A volte basta, soprattutto quando chi riceve la diffida capisce che l’azienda ha già delle prove.

Il provvedimento d’urgenza

Se il danno è in corso e rischia di diventare irreparabile, si può chiedere al giudice un provvedimento cautelare (art. 700 c.p.c.) che ordini subito di smettere, senza aspettare la fine della causa. Qui le prove servono fin dall’inizio.

La causa: inibitoria e risarcimento

Con la sentenza il giudice può vietare la continuazione degli atti e ordinare di eliminarne gli effetti (art. 2599 c.c.). Se gli atti sono stati compiuti con dolo o colpa, spetta il risarcimento del danno; una volta accertati gli atti, la colpa si presume, e il giudice può ordinare la pubblicazione della sentenza (art. 2600 c.c.).

Quando lo sviamento si intreccia con marchi, brevetti o segreti commerciali, la competenza può passare alle sezioni specializzate in materia di impresa. Ne parliamo nell’articolo sulla concorrenza sleale interferente e non interferente.

Come si calcola il danno da sviamento

Il danno principale è il guadagno perso sui clienti sviati: il margine che l’azienda avrebbe realizzato con loro nel periodo in cui li ha persi. A questo si aggiungono le spese sostenute per difendersi e, nei casi di denigrazione, il danno all’immagine. Quando il danno non si può dimostrare nel suo importo preciso, il giudice lo liquida in via equitativa (art. 1226 c.c.). Per questo conviene tenere traccia, fin da subito, di quali clienti sono andati via, quando e con quale fatturato.

Come lavora un investigatore in un caso di sviamento

L’investigatore non sostituisce l’avvocato: gli porta i fatti su cui costruire la diffida o la causa. In concreto:

  • ricostruisce chi c’è dietro l’impresa concorrente, con visure e verifiche su soci e sedi;
  • documenta con foto e video, in luoghi pubblici, gli incontri con i clienti e i movimenti di chi è sospettato;
  • verifica se l’ex dipendente o il socio lavora già per il concorrente, e da quando;
  • consegna una relazione scritta e firmata che l’avvocato può depositare e che l’investigatore conferma come testimone.

Non accediamo a telefoni, computer o caselle email di altre persone: prove raccolte così non servono in causa e mettono nei guai chi le usa. Come lavoriamo sui casi aziendali lo trovi nella pagina sulla concorrenza sleale.

Prevenire è più economico

Molte cause per sviamento nascono da buchi che si potevano chiudere prima:

  • patti di non concorrenza scritti bene per agenti, commerciali e figure chiave, con un compenso adeguato e limiti chiari di tempo e territorio;
  • accessi al gestionale e agli elenchi clienti limitati a chi ne ha bisogno;
  • regole scritte sull’uso degli strumenti aziendali, che permettono controlli leciti quando serve;
  • attenzione ai segnali: dimissioni a catena, clienti che chiedono copia di contratti, calo improvviso degli ordini di un’area.

Quanto costa un’indagine per sviamento di clientela

Il lavoro sul campo costa 65 € l’ora per un agente, con un minimo di 4 ore, oppure 80 € l’ora per una squadra di due agenti, più 0,87 € al km per ogni auto impiegata. Visure e documenti si pagano a parte, al costo. Prima di iniziare ricevi un preventivo scritto.

Domande frequenti

Un ex dipendente può contattare i miei clienti?

Sì, se non ha un patto di non concorrenza valido e se non usa informazioni riservate portate via dall’azienda. Diventa concorrenza sleale quando lo fa con mezzi scorretti.

Perdere clienti a favore di un concorrente è sempre un danno risarcibile?

No. Serve dimostrare che il concorrente ha usato mezzi contrari alla correttezza professionale. Se i clienti sono passati per un prezzo migliore o un servizio migliore, non c’è illecito.

Quanto tempo ho per agire?

Il risarcimento si prescrive di regola in cinque anni. Per fermare uno sviamento in corso però conta la rapidità: più si aspetta, più clienti si perdono e più è difficile chiedere un provvedimento d’urgenza.

Le prove raccolte da un investigatore valgono in tribunale?

Sì, se sono raccolte in modo lecito. La relazione viene depositata dall’avvocato e l’investigatore può essere sentito come testimone.

Posso controllare la posta aziendale di un dipendente sospettato?

Solo nei limiti dello Statuto dei lavoratori e della normativa sulla privacy, e se i dipendenti sono stati informati prima delle regole sui controlli. Va deciso con il legale.

Serve per forza una causa?

No. In molti casi una diffida ben documentata chiude la questione o porta a un accordo.

Leggi anche: Le frodi finanziarie.

Leggi anche: La valutazione dei rischi di frode e le misure di difesa per le aziende.

Leggi anche: Concorrenza parassitaria: strumenti e strategie di difesa.



Agenzia Investigativa Torino

EA Intelligence

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni dedicata ad aziende e studi legali. Agenzia autorizzata dal 1994.

P. IVA: 06814920010
Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del 28/11/1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino.

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