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Il datore di lavoro può negare i permessi della legge 104?

News

In breve: no, il datore di lavoro non può negare i permessi della legge 104 a chi ne ha diritto. Può chiedere di programmarli, quando è possibile, per organizzare il lavoro, ma non può rifiutarli né rinviarli a suo piacimento. Quello che può fare è verificare che il permesso non venga usato per tutt’altro, perché l’abuso dei permessi 104 può costare il posto.

Qui trovi chi ha diritto a cosa, cosa può chiedere l’azienda, quando si parla di abuso e cosa rischia chi lo commette.

Chi ha diritto ai permessi 104 e quanti sono

  • il lavoratore con disabilità grave: 3 giorni al mese oppure 2 ore al giorno (1 ora se lavora meno di 6 ore);
  • chi assiste un familiare con disabilità grave (coniuge, unito civilmente, convivente di fatto, parenti e affini entro il secondo grado, in alcuni casi il terzo): 3 giorni al mese, frazionabili in ore;
  • i genitori di figli con disabilità grave, con regole particolari per i bambini sotto i 3 anni.

Dal 2022 non esiste più il «referente unico»: più familiari possono assistere la stessa persona, alternandosi, nel limite complessivo dei 3 giorni al mese. I permessi sono retribuiti: l’azienda li anticipa in busta paga e li recupera dall’INPS.

Il datore di lavoro può negare i permessi 104?

No. È un diritto riconosciuto dall’articolo 33 della legge 104/1992 e l’azienda non ha margine di scelta. Rifiutarli, ostacolarli o penalizzare chi li usa è un comportamento discriminatorio: il lavoratore può rivolgersi all’Ispettorato del lavoro e al giudice, e l’azienda rischia di dover risarcire il danno.

Cosa può chiedere l’azienda

  • una programmazione, di solito mensile, dei giorni di permesso, quando l’assistenza è prevedibile. Il Ministero del lavoro la ritiene legittima se non limita il diritto;
  • un preavviso ragionevole, salvo le urgenze, che restano sempre possibili;
  • la documentazione che attesta il diritto: il verbale di disabilità grave e la domanda accolta dall’INPS.

E il congedo straordinario?

Il congedo straordinario retribuito fino a due anni, previsto per chi assiste un familiare con disabilità grave, è un’altra cosa rispetto ai permessi mensili. Il datore di lavoro non può negarlo: deve concederlo entro 60 giorni dalla richiesta.

Legge 104 per se stessi: cosa non si può fare

Chi usa i permessi per sé, perché è il lavoratore con disabilità, non deve rendere conto di come li impiega. Il permesso serve a recuperare energie e a curarsi, e il tempo è suo. L’abuso riguarda solo chi usa i permessi per assistere un familiare.

Quando si parla di abuso dei permessi 104

Il permesso per assistenza deve servire all’assistenza. La Cassazione non pretende che il lavoratore stia con il familiare ogni minuto: sono ammesse attività collegate, come fare la spesa per lui, ritirare medicine, accompagnarlo, sbrigare pratiche. Deve però esserci un legame chiaro tra il permesso e i bisogni della persona assistita.

È abuso, per la giurisprudenza, usare i giorni di permesso per:

  • andare in vacanza o fare una gita;
  • lavorare per un’altra azienda o per conto proprio;
  • dedicarsi per l’intera giornata a faccende proprie, senza alcun contatto con il familiare.

La conseguenza è pesante: l’abuso rompe la fiducia e giustifica il licenziamento per giusta causa. In più il lavoratore rischia di dover restituire all’INPS quanto percepito, e nei casi più gravi di rispondere di truffa ai danni dell’ente.

Come si verifica un sospetto di abuso

L’azienda non può controllare da sola il dipendente fuori dal lavoro, né chiedere ai colleghi di seguirlo. Può però incaricare un’agenzia investigativa autorizzata: la Cassazione considera legittimo il controllo investigativo sui giorni di permesso, perché riguarda un possibile illecito e non l’attività lavorativa.

L’investigatore osserva, nei giorni di permesso, se il dipendente va dal familiare assistito e che cosa fa, e documenta con relazione e fotografie solo ciò che avviene in luoghi pubblici. Il risultato può scagionare il dipendente come confermare il sospetto, ed è proprio per questo che va fatto con metodo. Trovi come lavoriamo nella pagina sulle indagini su dipendenti infedeli, assenteismo e permessi 104.

Domande frequenti

Cosa comporta violare la legge 104?

Per il lavoratore che abusa dei permessi: licenziamento per giusta causa, restituzione delle somme e, nei casi gravi, conseguenze davanti al giudice. Per il datore di lavoro che nega i permessi: condanna al risarcimento e segnalazione all’Ispettorato.

Il datore di lavoro può spostare i giorni di permesso già chiesti?

Può chiedere di concordare una data diversa per esigenze organizzative serie, ma non può imporla se l’assistenza è necessaria proprio in quel giorno.

Si può fare straordinario con la legge 104?

Il lavoratore con disabilità grave e chi assiste un familiare con disabilità grave possono rifiutare il lavoro notturno. Sullo straordinario conviene guardare il contratto collettivo, che spesso prevede tutele specifiche.

Sospetti un abuso in azienda?

EA Intelligence lavora per aziende, consulenti del lavoro e studi legali a Torino e in Piemonte dal 1994, con licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011 della Prefettura di Torino. Prima di proporre un controllo ti diciamo se il caso lo giustifica.

Scrivici dalla pagina contatti oppure chiama il 339 486 2475.



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EA Intelligence

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni dedicata ad aziende e studi legali. Agenzia autorizzata dal 1994.

P. IVA: 06814920010
Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del 28/11/1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino.

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