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Lettera anonima in azienda: quando è reato e cosa fare

News

Una lettera anonima è reato? Dipende da cosa c’è scritto e da a chi arriva. Scrivere in forma anonima non è vietato. Diventa reato quando la lettera offende la reputazione di qualcuno davanti ad altre persone (diffamazione), quando minaccia (minaccia) o quando serve a ottenere qualcosa con l’intimidazione (estorsione). E c’è un caso in cui l’anonimo è addirittura protetto dalla legge: la segnalazione di irregolarità fatta da un dipendente, il cosiddetto whistleblowing.

Per un’azienda la prima cosa da capire è quale delle due situazioni ha davanti, perché le strade sono opposte.

Segnalazione protetta o lettera illecita?

La segnalazione anonima di un dipendente (whistleblowing)

Dal 2023 il decreto legislativo n. 24 obbliga le aziende con almeno 50 dipendenti, e quelle che applicano un modello 231, ad avere un canale interno per segnalare illeciti e irregolarità. Le segnalazioni possono arrivare anche in forma anonima e vanno gestite, non ignorate.

Chi segnala in buona fede è protetto: la sua identità deve restare riservata e non può subire ritorsioni, come un trasferimento, un demansionamento o un licenziamento. Cercare di scoprire chi ha fatto una segnalazione di questo tipo è illecito, e nessuna agenzia seria accetta un incarico del genere.

Quello che si può e si deve fare è verificare se i fatti segnalati sono veri. Ed è lì che un’indagine aziendale serve davvero.

La lettera diffamatoria o di minacce

Tutt’altra cosa è la lettera che accusa un collega di fatti inventati, che viene spedita al titolare, ai clienti o a tutto l’ufficio, o che contiene minacce. Qui non c’è nessuna tutela per chi scrive, e la persona colpita o l’azienda hanno il diritto di difendersi.

Quali reati può integrare una lettera anonima

  • Diffamazione (art. 595 c.p.): la lettera offende la reputazione di una persona o dell’azienda ed è letta da almeno due persone diverse dall’offeso. È il caso più frequente: la lettera al titolare che accusa un dipendente, o ai clienti che parla male dell’azienda.
  • Ingiuria: se la lettera offende ma arriva solo alla persona offesa, non è più reato dal 2016. Resta un illecito civile, con risarcimento del danno e una sanzione pecuniaria.
  • Minaccia (art. 612 c.p.): la lettera prospetta un danno ingiusto, alla persona, alla famiglia o ai beni.
  • Estorsione o tentata estorsione: la minaccia serve a ottenere denaro o altro vantaggio, per esempio «paga o pubblico queste informazioni».
  • Atti persecutori, se le lettere si ripetono e causano ansia, paura o costringono a cambiare abitudini.

Per la diffamazione serve la querela della persona offesa, da presentare entro tre mesi da quando si è saputo del fatto. Si può fare anche contro ignoti, cioè senza sapere chi è l’autore: sono poi le forze dell’ordine a indagare.

Cosa fare se arriva una lettera anonima in azienda

  1. Non buttarla e non passarla di mano in mano. Conserva lettera e busta, toccale il meno possibile e mettile in una cartellina. Il timbro postale, la carta, la stampante e perfino la busta dicono molto.
  2. Annota chi l’ha ricevuta, quando e come. Se è arrivata a più persone, raccogli tutte le copie.
  3. Se è una mail, non inoltrarla e non rispondere: salvala completa, con le intestazioni tecniche.
  4. Non fare accuse interne a caldo. Un sospetto sbagliato, detto davanti ai colleghi, crea un secondo problema e a volte una seconda diffamazione.
  5. Se ci sono minacce, vai subito dai carabinieri o dalla polizia. Le minacce vanno prese sul serio sempre.
  6. Fatti consigliare da un avvocato sulla querela, se la lettera offende o minaccia.

Come si indaga su una lettera anonima

Un’agenzia investigativa lavora su due fronti, con metodi leciti e documentabili.

Il primo è verificare il contenuto. Se la lettera accusa qualcuno di furti, favoritismi, doppio lavoro o accordi con un concorrente (i casi di concorrenza sleale sono frequenti), la domanda che conta per l’azienda è se è vero. Spesso le lettere anonime nascono da qualcosa di reale raccontato male. Verificarlo è un’indagine aziendale come le altre: trovi quali facciamo nella pagina sulle investigazioni aziendali.

Il secondo è restringere il campo di chi può averla scritta, quando la lettera è diffamatoria o minatoria e non è una segnalazione protetta. Si incrociano le informazioni contenute nella lettera, che spesso solo poche persone potevano conoscere, con chi aveva accesso a quelle informazioni, con il lessico e gli errori ricorrenti, con il luogo e la data di spedizione. Se servono, si coinvolgono periti grafologi o informatici.

Il risultato è una relazione che l’azienda può consegnare al proprio avvocato. Le indagini sul reato vere e proprie restano alle forze dell’ordine, dopo la querela.

Spesso una lettera anonima accusa un collega di assenze, piccoli furti o doppio lavoro. Prima di qualsiasi provvedimento quei fatti vanno verificati con metodi leciti, come spieghiamo nella pagina sulle investigazioni su dipendenti infedeli, assenteismo e permessi 104.

Domande frequenti

Una lettera anonima scritta al computer si può ricondurre all’autore?

Più difficilmente di una scritta a mano, ma spesso sì. Chi scrive lascia tracce nel contenuto: dettagli che conoscono in pochi, modi di dire, errori, orari e luoghi di spedizione. Incrociandoli con chi poteva sapere quelle cose il cerchio si stringe molto.

Una lettera anonima alla Guardia di Finanza o all’Ispettorato è reato?

No, se racconta fatti veri: gli enti di controllo ricevono segnalazioni anche anonime e decidono loro se verificarle. È reato se accusa consapevolmente di un illecito una persona innocente: in quel caso si parla di calunnia.

Una lettera anonima sul tradimento del coniuge è reato?

Informare qualcuno di un tradimento non è reato in sé. Può diventarlo se la lettera offende o viene mandata anche ad altre persone (diffamazione), o se serve a chiedere soldi in cambio del silenzio.

L’azienda può licenziare chi ha scritto una lettera diffamatoria?

Sì, se l’autore è un dipendente e la cosa è provata: la diffamazione del datore di lavoro o dei colleghi può giustificare il licenziamento per giusta causa. Proprio per questo le prove devono essere solide. Un’accusa sbagliata espone l’azienda a una causa.

Hai ricevuto una lettera anonima?

EA Intelligence lavora per aziende e studi legali a Torino e in Piemonte dal 1994, con licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011 della Prefettura di Torino. Ci mandi una copia della lettera e ti diciamo, prima di tutto, se un’indagine ha senso.

Scrivici dal modulo qui sotto oppure chiama il 339 486 2475.

Chiedi un colloquio riservato

Ti richiama direttamente un investigatore della squadra. Il primo colloquio è gratuito e il preventivo è sempre scritto. In questa fase non serve fare nomi.

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni per aziende e studi legali: agenzia autorizzata dal 1994, 5,0 su Google con oltre 110 recensioni.



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    EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni dedicata ad aziende e studi legali. Agenzia autorizzata dal 1994.

    P. IVA: 06814920010
    Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del 28/11/1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino.

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