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Come recuperare un credito da un privato, passo per passo

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Per recuperare un credito da un privato le strade sono tre e vanno percorse in quest’ordine: la richiesta scritta di pagamento (la diffida), il decreto ingiuntivo e, se il debitore non paga nemmeno dopo, il pignoramento. Prima di spendere in avvocati conviene però sapere due cose, cioè dove vive o lavora oggi il debitore e se ha uno stipendio o dei beni da pignorare. Senza queste informazioni anche un decreto vinto rischia di restare sulla carta.

Qui trovi i passaggi in ordine, quanto costa ciascuno e il punto in cui ha senso far fare un’indagine. La guida vale per i crediti verso persone fisiche, per esempio un prestito a un conoscente, un lavoro non pagato o un affitto arretrato. Non sostituisce il parere di un avvocato, che resta indispensabile dal decreto ingiuntivo in poi.

In breve

  • Un credito si prescrive di regola in 10 anni (art. 2946 c.c.), alcuni prima: gli affitti, per esempio, in 5 anni (art. 2948 c.c.). Una diffida scritta interrompe la prescrizione.
  • Se hai un documento scritto che prova il credito puoi chiedere il decreto ingiuntivo, che costa meno e si ottiene senza udienza.
  • Il contributo unificato per il decreto ingiuntivo è la metà di quello di una causa normale: 49 € per un credito tra 1.100 e 5.200 €.
  • Se il debitore non paga si pignora lo stipendio (fino a un quinto), la pensione, il conto, la casa o l’auto.
  • Prima di partire conviene sapere se il debitore ha qualcosa. Una verifica patrimoniale di base costa da 400 €.

Prima di muoversi, tre verifiche

come recuperare il credito da un privato

Sono tre domande da farsi prima di scrivere qualsiasi lettera. Dalla risposta dipende quale strada prendere e se vale la pena prenderla.

Il credito si può provare?

Servono documenti: un contratto o una scrittura firmata, una fattura, una ricevuta, un messaggio o una mail in cui il debitore ammette di dovere i soldi. Un bonifico dimostra che il denaro è passato di mano ma da solo non dimostra che fosse un prestito. Con una prova scritta si può chiedere il decreto ingiuntivo. Senza, si deve fare una causa ordinaria, più lunga e più cara. Se i documenti bastino lo valuta l’avvocato.

Il credito è ancora valido?

Il termine normale è di 10 anni dal giorno in cui il pagamento era dovuto. Per alcuni crediti è più breve: gli affitti e gli interessi, per esempio, si prescrivono in 5 anni. Ogni richiesta scritta di pagamento ricevuta dal debitore interrompe la prescrizione e il conto riparte da zero (art. 2943 c.c.). Per questo la diffida va mandata in un modo che lasci la prova della consegna.

Il debitore ha qualcosa da pignorare?

È la domanda che quasi nessuno si fa e che decide tutto. Un decreto ingiuntivo contro una persona senza lavoro regolare, senza immobili e senza auto intestate si ottiene lo stesso, ma poi non c’è niente su cui farlo valere. Al contrario, sapere che il debitore lavora presso una certa azienda o possiede un appartamento cambia la trattativa, perché il pignoramento diventa una minaccia concreta. Ne parliamo più sotto, nella parte sull’investigatore.

Primo passo, la diffida scritta

La diffida è una lettera in cui chiedi il pagamento indicando l’importo, il motivo del debito, un termine (di solito 15 giorni) e il fatto che, passato il termine, ti rivolgerai al giudice. Si manda con raccomandata con ricevuta di ritorno o con PEC, così resta la prova che il debitore l’ha ricevuta.

Oltre a interrompere la prescrizione, la diffida mette il debitore in mora (art. 1219 c.c.) e da quel momento corrono gli interessi. Molti debitori pagano a questo punto, soprattutto se la lettera arriva da un avvocato. Se il debitore propone di pagare a rate, conviene accettare solo con un accordo firmato, che riconosca il debito per intero: in caso di nuovo inadempimento sarà una prova scritta in più.

Le telefonate insistenti, le visite a casa e i messaggi ai familiari non servono e possono diventare un problema per chi li fa. Chi fa recupero crediti per conto di altri deve avere una licenza apposita (art. 115 del Testo unico di pubblica sicurezza), diversa da quella degli investigatori.

Secondo passo, il decreto ingiuntivo

Come funziona

Il decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.) è un ordine di pagamento che il giudice emette sulla base dei documenti, senza sentire prima il debitore. Lo chiede l’avvocato con un ricorso al giudice di pace o al tribunale, a seconda dell’importo. Una volta emesso va notificato al debitore entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia (art. 644 c.p.c.). Per questo serve un indirizzo corretto.

Dalla notifica il debitore ha 40 giorni per pagare o per opporsi (art. 641 c.p.c.). Se non fa niente il decreto diventa definitivo e vale come titolo per pignorare. In alcuni casi il giudice lo rende subito esecutivo, senza attendere i 40 giorni (art. 642 c.p.c.). Per il decreto ingiuntivo non è obbligatorio tentare prima la negoziazione assistita, che invece serve per le cause ordinarie fino a 50.000 € (art. 3 del d.l. 132/2014).

Quanto costa

  • Contributo unificato, ridotto alla metà rispetto a una causa: 21,50 € fino a 1.100 €, 49 € da 1.100 a 5.200 €, 118,50 € da 5.200 a 26.000 €, 259 € da 26.000 a 52.000 €.
  • Marca da bollo per le spese di cancelleria: 27 €.
  • Notifica: pochi euro, se fatta dall’avvocato via PEC o dall’ufficiale giudiziario.
  • Compenso dell’avvocato: secondo i parametri forensi, in proporzione al valore del credito. Conviene chiedere un preventivo scritto.
  • Imposta di registro quando il decreto diventa definitivo: di regola il 3% dell’importo, oppure 200 € fissi se il credito era soggetto a IVA.

Nel decreto il giudice liquida anche le spese legali, che il debitore deve rimborsare insieme al credito. Le recuperi davvero solo se il debitore ha di che pagare.

E se il debitore si oppone

Con l’opposizione il decreto diventa una causa vera e propria, con udienze, prove e tempi più lunghi. Succede soprattutto quando il debitore contesta di dovere i soldi o l’importo. Se il credito è documentato bene l’opposizione serve spesso solo a guadagnare tempo, e il giudice può comunque rendere il decreto esecutivo nel frattempo.

Senza prova scritta, la causa ordinaria

Se non ci sono documenti sufficienti bisogna fare causa e provare il credito davanti al giudice, anche con testimoni. Per i crediti fino a 50.000 € prima della causa va tentata la negoziazione assistita tra gli avvocati delle due parti. Il contributo unificato è quello pieno (43 € fino a 1.100 €, 98 € fino a 5.200 €, 237 € fino a 26.000 €, 518 € fino a 52.000 €) e i tempi sono molto più lunghi di un decreto ingiuntivo. Per i crediti fino a 1.100 € si può andare dal giudice di pace anche senza avvocato (art. 82 c.p.c.).

Terzo passo, il pignoramento

Sollecito di pagamento sul tavolo accanto a una sveglia

Con il decreto definitivo, o con una sentenza, in mano il creditore notifica l’atto di precetto: un’ultima intimazione a pagare entro almeno 10 giorni (art. 480 c.p.c.). Il precetto vale 90 giorni (art. 481 c.p.c.) e in questo periodo si deve iniziare il pignoramento.

Cosa si può pignorare

  • Lo stipendio o la pensione, presso il datore di lavoro o l’ente che la paga, di regola fino a un quinto (art. 545 c.p.c.). È spesso la strada più efficace, ma bisogna sapere chi è il datore di lavoro.
  • Il conto corrente, presso la banca.
  • Gli immobili intestati al debitore, con tempi lunghi e costi più alti.
  • Le auto e i beni che si trovano in casa o nei locali del debitore.
  • I crediti che il debitore vanta verso altri, per esempio gli affitti che incassa.

Come si scoprono i conti correnti

Dei conti correnti si occupa solo l’ufficiale giudiziario. Con il titolo e il precetto il creditore può chiedergli la ricerca telematica dei beni da pignorare (art. 492-bis c.p.c.): l’ufficiale giudiziario consulta l’anagrafe tributaria e l’archivio dei rapporti finanziari e indica dove il debitore ha conti, lavoro e beni. Prima del precetto può autorizzarla il presidente del tribunale, solo se c’è pericolo nel ritardo. Nessun investigatore può accedere ai conti di un’altra persona. Chi lo promette sta proponendo una cosa illegale, e il risultato non sarebbe comunque utilizzabile.

Quando il debitore sparisce

È il caso più frequente fra quelli che arrivano a noi. Il debitore ha cambiato casa, non risponde al telefono, la residenza risulta ancora quella vecchia oppure è all’estero. Un decreto ingiuntivo va notificato entro 60 giorni e un pignoramento presso il datore di lavoro richiede di sapere dove lavora: senza indirizzo e senza lavoro conosciuto il recupero si ferma.

Quando residenza, dimora e domicilio sono davvero sconosciuti la legge permette una notifica particolare (art. 143 c.p.c.), ma questo non aiuta a trovare beni da pignorare. Per questo, prima di arrivare lì, conviene cercare il debitore. Ne parliamo in dettaglio nell’articolo sul debitore irreperibile e nella pagina del servizio di rintraccio debitori.

Dove serve un investigatore e dove no

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni dedicata ad aziende e studi legali. Sul recupero crediti lavoriamo per privati, avvocati e società di recupero, sempre con la stessa idea: dire prima se il debitore ha qualcosa, in modo che non si spendano soldi in una causa che non porterà a niente.

Cosa facciamo

  • Rintracciamo la residenza effettiva e il domicilio del debitore, anche quando non coincidono con quelli dell’anagrafe.
  • Verifichiamo se lavora e per chi, oppure se riceve una pensione, così l’avvocato sa dove fare il pignoramento presso terzi.
  • Controlliamo nei registri pubblici gli immobili, i veicoli, le cariche e le quote in società, i protesti e le ipoteche.
  • Consegniamo una relazione scritta e firmata che l’avvocato può usare per decidere e, se serve, allegare agli atti.

Cosa non facciamo

  • Non accediamo ai conti correnti né ai tabulati telefonici di nessuno. I conti si trovano con la ricerca dell’ufficiale giudiziario descritta sopra.
  • Non facciamo solleciti di pagamento, telefonate o visite al debitore per conto del creditore. Quello è il lavoro delle agenzie di recupero crediti con la loro licenza.
  • Non promettiamo di recuperare i soldi. Diciamo con documenti alla mano se e dove si possono recuperare.

Quanto costa e quanto tempo serve

Una verifica patrimoniale di base costa da 400 €. Un rintraccio del debitore con relazione completa sui beni e sul lavoro costa di solito tra 1.000 e 2.000 €, a seconda di quanto è difficile la ricerca. Le verifiche fatte sui registri e sulle fonti aperte richiedono in genere da 4 giorni a una settimana. Se servono accertamenti sul posto il costo è di 65 € l’ora, con un minimo di 4 ore, più 0,87 € al km per veicolo. Il preventivo è sempre scritto prima di cominciare. Tutte le voci sono nella pagina tariffe e costi.

Conviene anche per un credito piccolo?

Per un credito di poche centinaia di euro di solito no, perché la verifica costerebbe quasi quanto il credito. Ha senso quando la somma è ben più alta del costo dell’indagine, oppure quando il debitore è sparito e senza un indirizzo non si può nemmeno notificare il decreto. Se ce lo chiedi te lo diciamo prima, anche quando la risposta è che non conviene.

Domande frequenti

Posso recuperare un credito senza avvocato?

La diffida puoi mandarla da solo. Davanti al giudice di pace, per i crediti fino a 1.100 €, puoi anche stare in giudizio personalmente. Per importi più alti e per il pignoramento serve un avvocato.

Ho prestato soldi a un amico senza niente di scritto. Posso riaverli?

Dipende da cosa hai. Un bonifico con la causale «prestito», messaggi in cui l’amico parla del debito o promette di restituirlo, testimoni presenti alla consegna possono bastare. Senza una prova scritta chiara il decreto ingiuntivo di solito non si ottiene e bisogna fare causa. Prima di tutto conviene mandare una diffida scritta: se il debitore risponde ammettendo il debito, quella risposta diventa una prova.

Il debitore dice di non avere niente. Come faccio a sapere se è vero?

Una parte si vede nei registri pubblici (immobili, auto, società). Il lavoro e la residenza effettiva si verificano con un’indagine. I conti correnti si conoscono solo con la ricerca dell’ufficiale giudiziario, dopo il precetto.

E se il debitore vive all’estero?

Si può agire anche all’estero. Per i paesi dell’Unione europea esiste il procedimento europeo d’ingiunzione di pagamento (regolamento CE 1896/2006), che funziona in modo simile al decreto ingiuntivo. Prima però bisogna sapere in che paese e a che indirizzo vive il debitore: ce ne occupiamo con le investigazioni all’estero.

Quanto tempo ho per agire?

Di regola 10 anni da quando il pagamento era dovuto, 5 anni per affitti e interessi. Ogni richiesta scritta ricevuta dal debitore fa ripartire il termine. Aspettare però non conviene: più tempo passa, più è facile che il debitore abbia cambiato casa e lavoro o si sia liberato dei beni.

Chi siamo

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni, agenzia investigativa di Torino autorizzata dalla Prefettura con licenza n. 70166 del novembre 1994, oggi provvedimento n. 10091/2011. Per un preventivo scritto sul tuo caso scrivici dalla pagina contatti.



Agenzia Investigativa Torino

EA Intelligence

EA Intelligence è la divisione di EA Investigazioni dedicata ad aziende e studi legali. Agenzia autorizzata dal 1994.

P. IVA: 06814920010
Licenza art. 134 T.U.L.P.S. n. 70166 del 28/11/1994, oggi provvedimento n. 10091/2011, Prefettura di Torino.

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