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Eredità: come scoprire i beni del defunto e cosa fare se un coerede li nasconde

News

Un genitore muore e, nel giro di poche settimane, la famiglia si divide. Un fratello ha vissuto accanto al padre negli ultimi anni, aveva la delega sul conto, conosce i documenti. Gli altri non sanno quasi nulla: quali immobili c’erano, quanto c’era in banca, che fine hanno fatto l’auto, i gioielli, le quote della ditta. Quando chiedono, ricevono risposte vaghe. È una delle situazioni più frequenti nelle successioni, e una delle più dolorose, perché alla perdita si aggiunge il sospetto verso un fratello o una sorella.

In questa guida vediamo come si ricostruiscono i beni di una persona deceduta, che cosa dice la legge quando un coerede nasconde o si tiene ciò che è di tutti, quali strade ci sono per recuperarlo e in che cosa può aiutare un investigatore privato. Per i singoli passaggi giuridici serve sempre un avvocato o un notaio: qui trovi il quadro per capire da dove partire.

Che cosa entra nell’eredità

Con la morte si apre la successione, nel luogo dell’ultimo domicilio della persona (art. 456 c.c.). Nell’eredità entra tutto ciò che il defunto possedeva: immobili, veicoli, conti e investimenti, quote di società, crediti, oggetti di valore. Ma entrano anche i debiti, ed è per questo che prima di accettare conviene sapere che cosa c’è davvero.

I beni registrati

Immobili, terreni, veicoli, quote societarie. Sono iscritti in registri pubblici e si possono ricostruire con visure e ispezioni, anche a distanza di anni.

Il denaro e gli investimenti

Conti correnti, libretti, titoli, polizze. Sono la parte più difficile da ricostruire per chi è rimasto lontano dal defunto, perché non sono visibili da fuori.

I beni mobili

Arredi, gioielli, opere, attrezzature. Non sono registrati da nessuna parte: si ricostruiscono con inventari, fotografie, testimonianze.

Le donazioni fatte in vita

Quello che il defunto ha regalato ai figli o al coniuge mentre era in vita non sparisce dal conto: in molti casi va considerato al momento della divisione, come vediamo più avanti.

Come scoprire i beni di una persona deceduta

Gli immobili

Le visure catastali e le ispezioni ipotecarie mostrano gli immobili intestati, le quote, le ipoteche e, soprattutto, le vendite trascritte. Confrontare la situazione di qualche anno prima con quella al momento della morte fa emergere subito le vendite fatte negli ultimi tempi.

I veicoli

Il pubblico registro automobilistico indica i veicoli intestati e i passaggi di proprietà. Un’auto venduta pochi giorni dopo il decesso è un segnale da approfondire.

Le società e le attività

Il registro delle imprese mostra cariche e quote del defunto e di chi gli era vicino. Spesso è qui che si scopre dove è finito il valore di un’attività di famiglia.

I conti correnti

Qui serve chiarezza: un investigatore non può conoscere i rapporti bancari di nessuno. Come eredi, però, potete chiedere direttamente alle banche del defunto i saldi e gli estratti, presentando il certificato di morte e i documenti che provano la vostra qualità di eredi. Se la banca non risponde o non sapete in quali banche cercare, la strada è quella giudiziaria, con il vostro avvocato.

Le dichiarazioni già presentate

La dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi dall’apertura della successione. Se l’ha già presentata un coerede, chiedetene una copia: è il primo documento da confrontare con quello che emerge dai registri.

Quando un coerede nasconde i beni

I casi che vediamo più spesso sono questi:

  • prelievi dal conto del defunto nelle ultime settimane di vita, fatti da chi aveva la delega;
  • oggetti di valore spariti dalla casa prima che gli altri eredi potessero vederla;
  • un immobile ereditario usato da un solo erede, o dato in affitto senza dividere i canoni;
  • un’auto o un’attività passate a un coerede o a un suo familiare a prezzi di favore;
  • un conto cointestato svuotato dopo la morte dal cointestatario.

Sul conto cointestato vale la pena fermarsi: la morte di uno dei titolari non rende automaticamente tutto il saldo dell’altro. Di regola la quota del defunto entra nell’eredità e va divisa tra tutti gli eredi.

Cosa dice la legge sul coerede che sottrae i beni

Chi nasconde beni diventa erede a tutti gli effetti

Il chiamato all’eredità che sottrae o nasconde beni ereditari perde la possibilità di rinunciare all’eredità e si considera erede puro e semplice (art. 527 c.c.): risponde quindi anche dei debiti del defunto con il proprio patrimonio.

Chi omette beni dall’inventario perde il beneficio

L’erede che ha accettato con beneficio d’inventario e omette in mala fede di indicare beni nell’inventario decade dal beneficio (art. 494 c.c.).

Chi ha amministrato deve rendere conto

Il coerede che ha gestito i beni comuni, per esempio incassando affitti o vendendo beni, deve rendere conto agli altri della sua gestione. Nella divisione si procede alla resa dei conti tra coeredi (art. 723 c.c.).

Le donazioni si mettono in conto

Figli, discendenti e coniuge che hanno ricevuto donazioni dal defunto devono di regola conferirle ai coeredi al momento della divisione (collazione, art. 737 c.c.), salvo che il defunto li abbia dispensati.

La quota di legittima è protetta

Coniuge, figli e, in mancanza di figli, genitori hanno diritto a una quota minima dell’eredità. Se donazioni o testamento la riducono, possono agire con l’azione di riduzione (artt. 553 e seguenti c.c.), che si prescrive in dieci anni.

Quando c’è anche un reato

Approfittare della debolezza di un anziano per fargli firmare deleghe, donazioni o prelievi può essere circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.). Altre condotte possono integrare l’appropriazione indebita. Tra parenti stretti valgono però regole particolari sulla punibilità: se agire anche in sede penale lo valuta l’avvocato.

Le strade per recuperare

La richiesta scritta

Una lettera dell’avvocato che chiede l’elenco dei beni, i rendiconti e la restituzione di quanto sottratto. Spesso basta, soprattutto se mostra che gli altri eredi hanno già ricostruito i fatti.

La mediazione

Per le cause in materia di divisione e successioni la mediazione è di regola obbligatoria prima di andare in tribunale. È anche l’occasione per chiudere con un accordo una lite che altrimenti dura anni.

La divisione giudiziale

Ogni coerede può sempre chiedere la divisione (art. 713 c.c.). Nella causa si ricostruisce l’asse, si fanno i conti tra coeredi, si tiene conto delle donazioni e si arriva alla divisione dei beni.

Le misure urgenti

Se c’è il rischio concreto che i beni vengano dispersi, l’avvocato può chiedere al giudice misure cautelari, come il sequestro dei beni contesi.

Cosa fa un investigatore in una successione

L’investigatore non sostituisce l’avvocato né il notaio: porta i fatti su cui costruire la richiesta o la causa.

  • ricostruisce i beni registrati del defunto e le vendite fatte prima e dopo la morte;
  • verifica chi usa gli immobili ereditari, se sono affittati e a chi;
  • controlla le società e le attività del defunto e dei coeredi, e i passaggi di quote;
  • documenta, da luoghi pubblici, l’uso di beni ereditari da parte di un coerede;
  • rintraccia gli eredi che non si trovano, quando la pratica è ferma per una firma mancante;
  • consegna una relazione scritta e firmata, con fonti e date, che l’avvocato può usare in giudizio.

Non accediamo a conti correnti, telefoni o posta di nessuno: le prove raccolte così non servono e mettono nei guai chi le usa. Come lavoriamo lo trovi nelle pagine sulle indagini su eredità e successioni, sul rintraccio eredi e sulle indagini patrimoniali su persona fisica.

Gli errori da evitare

Usare i beni del defunto prima di decidere

Prelevare dal conto, vendere l’auto o trattenere oggetti può valere come accettazione dell’eredità, con tutti i suoi debiti. Prima di toccare qualcosa conviene parlarne con il notaio.

Aspettare troppo

Il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni (art. 480 c.c.), ma i beni spariscono molto prima. Più passa il tempo, più è difficile ricostruire dove sono finiti.

Cercare le prove da soli

Entrare in casa del coerede, guardare il suo telefono, registrarlo di nascosto: sono scorciatoie che si pagano care, anche in sede penale.

Fermarsi al primo «non c’era niente»

Molte eredità «vuote» lo sono solo in apparenza. Un controllo sui registri costa poco rispetto a quello che può far emergere: un immobile in un altro comune, una quota in una società di famiglia, un’auto intestata da anni e mai menzionata. Sono beni che spesso nessuno nasconde di proposito, ma che nessuno cerca finché qualcuno non controlla.

Se ci sono anche debiti: il beneficio d’inventario

Quando non si sa se l’eredità è in attivo o in passivo, c’è uno strumento pensato apposta: l’accettazione con beneficio d’inventario (art. 484 c.c.). L’erede accetta, ma il suo patrimonio resta separato da quello del defunto: i creditori dell’eredità vengono pagati solo con i beni ereditari, non con i beni personali dell’erede.

Si fa con una dichiarazione davanti al notaio o al cancelliere del tribunale, seguita dall’inventario dei beni. Attenzione ai tempi: chi si trova già nel possesso di beni ereditari deve fare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione o da quando ha saputo della chiamata, altrimenti è considerato erede puro e semplice (art. 485 c.c.). È proprio l’inventario il momento in cui emergono, o dovrebbero emergere, tutti i beni: per questo sapere prima che cosa c’era fa la differenza.

Cosa portare al primo colloquio

Per capire se c’è qualcosa da ricostruire bastano poche cose:

  • i dati del defunto: nome, cognome, codice fiscale, ultimo indirizzo;
  • l’elenco dei beni che conoscete o ricordate, anche approssimativo: case, terreni, auto, attività, banche usate;
  • la copia della dichiarazione di successione, se è già stata presentata, e dell’eventuale testamento;
  • le date importanti: quando sono iniziati i problemi di salute, chi aveva deleghe o procure, quando è avvenuto il decesso;
  • i nomi degli altri eredi e quello che sapete di loro.

Con questi elementi vi diciamo se le verifiche hanno senso, quanto tempo servono e quanto costano, e anche quando la risposta onesta è che conviene fermarsi.

Quanto costa

Le verifiche su registri e beni si fanno su preventivo, in base a quante ne servono, e le visure si pagano al costo. Un accertamento patrimoniale di base parte da 400 €. Gli accertamenti sul posto costano 65 € l’ora per un agente, con un minimo di 4 ore, oppure 80 € l’ora per una squadra di due agenti, più 0,87 € al km per ogni auto impiegata. Prima di iniziare ricevi un preventivo scritto. Il dettaglio è nella pagina tariffe e costi dell’investigatore privato.

Domande frequenti

Come faccio a sapere quali beni aveva mio padre?

Si parte dai registri pubblici: catasto e conservatorie per gli immobili, pubblico registro per i veicoli, registro delle imprese per le quote. Per i conti, come erede puoi chiedere direttamente alle banche.

Mio fratello aveva la delega sul conto di nostra madre: deve dirci cosa ha prelevato?

Chi ha gestito il denaro di un’altra persona deve poter rendere conto di come l’ha usato. Prelievi senza giustificazione possono dover essere restituiti all’eredità.

Un coerede vive nella casa ereditata: può farlo gratis?

Ogni coerede può usare il bene comune, ma senza impedirne l’uso agli altri. Se lo occupa da solo, gli altri possono chiedere un’indennità e, in ogni caso, la divisione.

Si può recuperare quello che è stato donato prima della morte?

Le donazioni a figli e coniuge si mettono in conto nella divisione con la collazione; se ledono la quota di legittima, si può agire con l’azione di riduzione entro dieci anni.

Un investigatore può dirmi quanti soldi c’erano sul conto del defunto?

No. I dati bancari si ottengono come eredi dalle banche o, se serve, tramite il giudice. L’investigatore lavora su registri, fonti pubbliche e osservazione.

Quanto tempo serve per ricostruire i beni?

Le verifiche su immobili, veicoli e società richiedono di solito da sette a dieci giorni lavorativi. Gli accertamenti sul posto dipendono dal caso.

E se mancano degli eredi?

Senza tutti i chiamati non si può dividere né vendere. In questi casi serve un rintraccio degli eredi, anche all’estero.

Il primo colloquio è gratuito e riservato: chiamaci o scrivici su WhatsApp al 339 486 2475, oppure dalla pagina contatti.



Agenzia Investigativa Torino

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