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Malattia dopo il licenziamento: chi paga?

News

In breve: se ti ammali dopo il licenziamento, l’azienda non paga più nulla, ma l’INPS sì, a una condizione: che la malattia inizi entro 60 giorni dalla fine del rapporto di lavoro. In quel caso l’indennità te la paga direttamente l’INPS. Se invece eri già in malattia quando il rapporto è finito, l’INPS continua a pagarti fino alla fine della prognosi, sempre nel limite dei 180 giorni l’anno.

Qui sotto trovi i casi uno per uno, perché «malattia e licenziamento» sono in realtà tre situazioni diverse.

Chi paga la malattia dopo il licenziamento

Caso 1: ti ammali dopo che il rapporto è finito

Il datore di lavoro non ha più obblighi: il rapporto è chiuso e con lui la sua parte di retribuzione. Resta la tutela dell’INPS, che copre i lavoratori per un periodo di 60 giorni dalla cessazione del rapporto. Se la malattia inizia in quei 60 giorni, hai diritto all’indennità di malattia, pagata direttamente dall’INPS e non più tramite la busta paga.

Il certificato lo fa come sempre il medico curante, per via telematica. Avvisalo che il rapporto di lavoro è finito: per l’INPS cambia chi paga.

Caso 2: eri già in malattia quando sei stato licenziato o il contratto è scaduto

L’integrazione a carico dell’azienda prevista dal contratto collettivo finisce con il rapporto. L’indennità INPS invece continua fino alla fine della prognosi, pagata direttamente dall’istituto. Anche qui vale il tetto di 180 giorni di indennità nell’anno solare.

Caso 3: ti ammali dopo più di 60 giorni

Se la malattia arriva quando i 60 giorni sono passati e non hai un nuovo lavoro, non spetta l’indennità di malattia. Se nel frattempo ricevi la NASpI, chiedi all’INPS o a un patronato come si coordina con la malattia nel tuo caso: le regole dipendono da quando è iniziata la disoccupazione e da quando è iniziata la malattia.

Chi paga la malattia durante il rapporto di lavoro

Per ricordare lo schema generale del settore privato:

  • primi 3 giorni (carenza): non li paga l’INPS. Molti contratti collettivi li mettono a carico dell’azienda;
  • dal 4° al 20° giorno: l’INPS paga il 50% della retribuzione media giornaliera;
  • dal 21° al 180° giorno: l’INPS paga il 66,66%;
  • il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga e poi la recupera dall’INPS. Molti contratti prevedono un’integrazione fino al 100%, a carico dell’azienda.

Alcune categorie, come gli impiegati dell’industria, sono pagate interamente dal datore di lavoro secondo il contratto collettivo. Per il dettaglio fa fede il tuo contratto.

Dopo 180 giorni di malattia cosa succede?

Finiti i 180 giorni nell’anno solare, l’INPS smette di pagare. Il posto di lavoro è però protetto per un periodo diverso, il periodo di comporto, fissato dal contratto collettivo. Superato il comporto, il datore di lavoro può licenziare per superamento del comporto. Nel frattempo si può chiedere, se il contratto lo prevede, un periodo di aspettativa non retribuita.

Si può essere licenziati durante la malattia?

Per la malattia in sé no, finché non si supera il periodo di comporto: l’articolo 2110 del codice civile protegge il posto. Il licenziamento per superamento del comporto intimato prima che il comporto sia davvero finito è nullo.

Si può invece essere licenziati durante la malattia per altri motivi, per esempio per giusta causa. Il caso tipico è la malattia simulata o il comportamento incompatibile con la malattia: il dipendente che durante l’assenza lavora altrove o fa attività che ritardano la guarigione. Ne parliamo in licenziamento per giusta causa durante la malattia.

Per le aziende: quando la malattia non convince

Un’assenza che si allunga sempre a ridosso di un licenziamento annunciato, o che si ripete in modo sospetto, non si contesta sulla base di una sensazione. L’azienda ha due strumenti: la visita fiscale dell’INPS, che controlla la presenza a casa nelle fasce di reperibilità, e un’indagine investigativa, che documenta cosa fa il dipendente fuori da quelle fasce. Trovi come funzionano i controlli in come verificare se un dipendente è in malattia e il nostro lavoro nella pagina sulle indagini su dipendenti infedeli e assenteismo.

Domande frequenti

La malattia dopo la scadenza del contratto a termine chi la paga?

Vale la stessa regola del licenziamento: se la malattia inizia entro 60 giorni dalla scadenza, paga direttamente l’INPS. L’azienda non integra più nulla.

La malattia professionale dopo il licenziamento chi la paga?

La malattia professionale, cioè causata dal lavoro, non è gestita dall’INPS ma dall’INAIL, con regole proprie e termini più lunghi per la denuncia. Conviene rivolgersi a un patronato.

Quanta malattia si può fare in un anno?

L’INPS paga al massimo 180 giorni nell’anno solare. Il posto di lavoro è protetto per il periodo di comporto previsto dal contratto collettivo, che può essere diverso.

Serve un parere su un caso aziendale?

Leggi anche: Il datore di lavoro può negare i permessi della legge 104?.

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